Proteste e epidemia di suicidi, Equitalia non ci sta
"E' inaccettabile continuare a scaricare irresponsabilmente su Equitalia la colpa di gesti estremi e situazioni drammatiche, che hanno invece origini diverse e lontane e che stanno esplodendo solo oggi a causa della crisi economica. Eventi tragici da non spettacolarizzare, per i quali Equitalia esprime profonda vicinanza alle famiglie coinvolte".
23 AGO 20

"E' inaccettabile continuare a scaricare irresponsabilmente su Equitalia la colpa di gesti estremi e situazioni drammatiche, che hanno invece origini diverse e lontane e che stanno esplodendo solo oggi a causa della crisi economica. Eventi tragici da non spettacolarizzare, per i quali Equitalia esprime profonda vicinanza alle famiglie coinvolte". E' quanto si legge in una nota della sociata' di riscossione dei tributi. "La troppa superficialita' – prosegue la nota - con cui negli ultimi tempi si e' associato a Equitalia il termine suicidio sta avendo come effetto di alimentare tensioni sociali, oggetto di facili strumentalizzazioni, che sfociano in vere e proprie guerriglie, come quella odierna organizzata contro gli sportelli di Napoli, in minacce, come l'ennesimo pacco bomba intercettato nella sede della capogruppo a Roma, e in aggressioni fisiche a dipendenti impegnati nel proprio lavoro, come accaduto stamane a Melegnano". Nel sottolineare la propria preoccupazione per questi episodi, Equitalia esprime "massima solidarieta' a tutto il personale e auspica che tutti, istituzioni, media, societa' civile e mondo imprenditoriale, si impegnino per ripristinare quel clima di dialogo e collaborazione indispensabile per placare tali tensioni".
Mercoledì, nel parcheggio del Santuario della Madonna di Pompei, il titolare di un’impresa edile si è sparato dopo aver lasciato tre lettere: una, di scuse, ai famigliari, un’altra dove racconta dei suoi problemi economici, un’altra di accuse contro Equitalia. Con lui, diventano 39 le persone che dall’inizio del 2012 si sono tolte la vita per difficoltà economiche reputate insostenibili. Decine di morti che giustificano le notizie sull’“epidemia di suicidi” legata alla crisi. Eppure, stando all’Istituto nazionale di statistica (interpellato da Wired), l’epidemia non c’è: “Nel 2012, ogni giorno ci sono 0,29 suicidi per motivi economici, contro lo 0,51 del 2010 e lo 0,54 del 2009”. Stefano Marchetti, responsabile dell’ultima indagine dell’Istat (anno 2010) su suicidi realizzati e tentati in Italia, a Wired dice che “ogni gesto estremo, come quelli che le cronache recenti raccontano, nasconde una tragedia umana e impone il massimo rispetto. Ma è difficile affermare, a oggi, che vi sia un aumento statisticamente significativo dei suicidi dovuto alla crisi economica. Temo che si stiano facendo affermazioni forti, senza robuste evidenze scientifiche”. Per l’Istat non si profila nulla di paragonabile a quello che accadde in America durante la Grande depressione, quando, tra il 1928 e il 1932, i suicidi crebbero del 22,8 per cento. Nel 2010 i suicidi motivati con problemi economici erano stati in Italia “solo” 187 su un totale di 3.084, mentre la percentuale più alta (1.412) era legata alla malattia, seguita dalle questioni affettive (324), mentre in un caso su tre non è stato possibile individuare una causa chiara. L’operazione di abbinare percentuali e statistiche alla disperazione e alla morte è sempre qualcosa di amaro, inadeguato, probabilmente ingiusto. Ma forse necessario, se è vero che parlare di “epidemia di suicidi” può servire a inverarla, perché provoca emulazione, come dice a Wired lo psichiatra milanese Claudio Mencacci. Che mette in guardia dal presentare in modo sensazionalistico le notizie dei suicidi da crisi economica (ma chissà se c’è un altro modo).